Fiuggi
750 metri di altitudine è uno dei centri della Confederazione Ernica. Nel corso della sua storia, ha visto cambiare più volte la sua denominazione, da “Felcia” in originale, “articoli” dalla caduta dell’Impero Romano, “articoli di Campagna” nel medioevo e, a partire dal 1911, “Fiuggi”: Il centro storico era delimitato da una cinta muraria con tre porte di accesso e una buona parte del territorio apparteneva ai monaci benedettini dell’Abbazia di Subiaco, con le Chiese di san Biagio, san Lorenzo e San Quintino. Alla fine del XIII° sec. La famiglia Castani acquistò l’intera valle Anticolana per volere del Papa Bonifacio VIII° e risale a tale epoca l’utilizzazione delle acque curative, quando lo stesso Pontefice, colpito da gravi disturbi, potè verificanne la grande efficacia sul proprio organismo. Nel 1870 venne fatto il primo passo di sistemazione delle fonti e nel 1890 venne realizzata la prima copertura con una tettoia. Il 1905 vedrà nascere le prime terme intitolate a Bonifacio VIII° e che porterà Fiuggi tra le città termali più note. Da visitare anche il Palazzo Comunale, i due complessi termali e l’incantevole Centro Storico.
Torre Cajetani
Centro ciociaro, sorto attorno al castello intorno al X° secolo. Il castello, di forma quadrilatera, poggia in più parti direttamente sulla roccia, sviluppandosi attorno al “maschio” centrale. Il centro storico è arricchito di violetti, scalinate, portali, piazzette, tutte da scoprire nel caratteristico borgo medioevale. Totte Cajetani è base di escursioni sui monti vicini che la dividono dagli Altipiani di Arcinazzo. Offre al visitatore lo stupendo panorama della Valle Anticolana, della Piana di Canterno e lo sconfinato e suggestivo scenario della Valle del Sacco fino ai Monti Lepini. Poco oltre l’abitato, seguendo la strada appena aperta che porta a Fiuggi alta, si trova il laghetto di Cerano.
Collepardo
Il territorio vanta bellezze naturali e uniche, come la “Grotta Regina Margherita” il “Pozzo d’Antullo”, voragine di tipo carsico unica in Europa, con una circonferenza di 300m. ed una profondità di 60 m., la Certosa di Trisulti che sorge su un contrafforte, alle falde del monte Rotonaria.
In questi luoghi, la natura incontaminata e affascinante, esprime il meglio di se, per questo fin dai primi albori del Cristianesimo, vi fiorì e maturò la vita religiosa eremitica, benedettina e certosina. E a testimonianza, si possono ammirare il mistico Santuario della Madonna delle Cese, il Monastero di san Bartolomeo (poi di San Domenico) i cui ruderi presentano un’interessante architettura proto-gotica, e la Certosa. Quest’ultima, stupendo esempio, costruito nel XIII secolo, dove visitare il palazzo in stile romanico-gotico, e la sua splendida chiesa barocca. Tipicamente settecenteschi invece i magnifici affreschi della farmacia, gioiello del monastero, la sala del refettorio, il piccolo giardino e le semplici stanze. Oggi come un tempo, sono famosi i distillati di erbe, prodotte dai monaci secondo antiche ricette.
Fumone
La posizione completamente isolata di Monte Fumone, la perfetta conservazione di strutture medievali e, al di sopra di tutte le costruzioni, il castello con il giardino pensile, fanno di Fumone un centro di severo fascino. Posto a 800 metri di altitudine, vero e proprio antiguardo verso il mezzogiorno fin da quando i Papi del medioevo ebbero a temere le incursioni dei Saraceni provenienti dalle rive del Garigliano, o quelle dei Longobardi dal Ducato di Benevento e dei Normanni dei Principati di Salerno e di Capua. Così si presenta il Castrum, l’antica imprendibile fortezza con al centro l’Arx o “Fortissima Turri”, come veniva citato nel Medioevo. Arrivati alla sommità del monte, si può raggiungere il centro urbano attraverso due porte: la Porta Romana in direzione di Roma, che nel passato era il solo accesso alla fortezza, e la Porta Napoletana, che era una uscita di sicurezza. L’enorme colonna di fumo che s’innalzava sull’alta torre di Castel Fumone veniva ripresa e trasmessa da Rocca di Cave, da Castel S. Pietro di Palestrina e da Paliano, e via fino alle torri dell’Urbe, avvisando Roma dell’imminente pericolo. Il Castrum Fumonis fu la massima Castellania della Chiesa nel basso Lazio, sottoposto all’autorità del Pontefice. Dalla documentazione storica esistente, risulta come primo feudatario della Rocca un Leo de Fumonis nel 1111. Nel 1118 fu fatto rinchiudere in Fumone, come prigioniero di Stato, Maurice Bourdin, un monaco francese divenuto Vescovo di Coimbra e poi Arcivescovo di Braga in Portogallo, che vi morì nel 1124 ed il cui corpo non venne mai più ritrovato. Il castello nel 1155 venne assediato invano da Federico Barbarossa, e nel 1186 Fumone fu l’unica Rocca che riuscì a resistere all’opera devastatrice di Enrico VI°, fondatore in Sicilia della dinastia degli Svevi. Il prestigio della Rocca fu motivo di mire autonomistiche e di possesso da parte dei baroni e dei conti ai quali veniva affidata, e questo richiese numerosi interventi da parte dei papi Innocenzo III°, Onorio III° e Gregorio IX° per ristabilire la sottomissione del Castello di Fumone. Nel 1295, scortato da sei cavalieri e trenta uomini d’arme, fu rinchiuso nella fortezza di Fumone il papa Celestino V°, per volere del nuovo papa Bonifacio VIII°. Il mite personaggio, autore del “gran rifiuto”, vi morì dopo circa dieci mesi di prigionia. Nel 1584 Giovanni Longhi, patrizio romano, acquistò ed iniziò la trasformazione dell’antica ed austera Rocca. Gli eredi completarono l’opera di restauro ed abbellimento con la costruzione di un monumentale giardino pensile di 3500 metri quadrati, posto sopra la Rocca. Il giardino, annesso alla dimora principale, è uno dei rari esempi nel suo genere in Europa, ed è tipico dell’arte del giardino classico all’italiana. Per la sua estensione è ritenuto il più grande d’Europa tra quelli che si trovano ad un’altitudine superiore agli 800 metri sul livello del mare, e la cosa più preziosa che offre ai visitatori è il grandioso panorama che offre di tutta la Ciociaria. Lo sguardo spazia dai Colli Albani fino alla lontana catena dei Monti Aurunci, nella Campania; dai picchi dei Monti Simbruini ed Ernici fino ai Monti Lepini, e nel complesso si dominano circa 45 paesi circostanti.
Trevi nel Lazio
La cittadina sorge intorno all’antica rocca innalzata dai Caetani, vera fortezza strategica e guardia dell’alta valle del fiume Aniene. Inizialmente fece parte della confederazione degli Equi, dotati di cultura e tradizioni proprie, anche se tagliati fuori dalle correnti del traffico mediterraneo. Fu inevitabile la guerra con Roma, e Trevi fu ridotta a colonia romana. Il monumento di epoca antica di maggior rilievo è l’Arco di trevi, ritenuto da molti studiosi parte integrante di un acquedotto romano.
Nella zona degli Altipiani, sono ancora in corso scavi di una grande villa dell’epoca imperiale dell’Imperatore Traiano. Da visitare la Chiesa di Santa Maria Maggiore con gruppo marmoreo del Bernini, la Chiesa della Madonna del Riposo, le stupende cascate dell’Aniene con resti archeologici di epoca romana.
Veroli
La cittadina sorge su un rilievo dei Monti Ernici, ad una altezza di 594 metri e la sua origine è antichissima. Gli Ernici, una delle etnie laziali, popolarono questi monti intorno al XII° secolo avanti Cristo e fondarono l’antica Verulae in posizione strategica, su un’altura tra la valle del Sacco e quella del Liri. Dell’antico centro ernico rimane un consistente tratto delle mura poligonali, con sovrapposizioni romane e medievali.
Più tardi anche Veroli, come tutti i Paesi del Latium Novum, cade sotto l’orbita romana. Alleatasi con Roma durante la guerra sociale, acquista con la municipalità un certo grado di autonomia amministrativa. Testimonianza del periodo dell’alleanza con Roma sono i “fasti verulani” (I° sec. d.C.), un particolare calendario romano, che è visibile presso il cortile di casa Reali. Vi sono indicati solo i primi tre mesi dell’anno, dei quali fa conoscere la ripartizione del mese, i giorni fasti, i nefasti, quelli parzialmente favorevoli e quelli idonei alla convocazione dei comizi.
Nel IX° secolo, durante le invasioni dei saraceni, emerge il ruolo politico-militare di Veroli, situata su una direttrice importante e nell’877 la città subisce un saccheggio da parte degli stessi saraceni. Centro di una fiorente tradizione notarile fin dal Medioevo, nel Rinascimento primeggia per studi umanistici, con le figure di Giovanni Sulpizio e Aonio Paleario. Nel XVI° secolo le truppe spagnole, alleate dei colonna, la conquistano, e nel corso del ‘500 viene sottoposta al governo dei cardinale, tra cui il cardinale Quinones.
Il nucleo storico di Veroli ha tre parti distinte: nella parte superiore si estende a forma di spina di pesce il quartiere San Leucio, fino alla rocca omonima; la parte mediana si svolge intorno alla piazza centrale, costituendo un borgo ricco di palazzi nobiliari edificati intorno alla Cattedrale di S. Andrea; e infine, in basso, è il rione di Santa Croce, che discende con stradine in forte pendenza.
La Cattedrale, duecentesca, fu costruita sopra il tempio principale dell’antica Verulae, a tre navate e un transetto. L’interno è barocco, frutto delle ristrutturazioni del sei-settecento. L’abside centrale contiene un coro ligneo del 1624 e nella navata di sinistra si possono ammirare due tele di Taddeo Kuntz (polacco, 1731-93): I Discepoli del Battista e Il martirio di San Bartolomeo.
Nella navata destra si apre l’ingresso al Tesoro, che comprende preziosi cimeli: una grande croce d’argento del 1291 che racchiude parte del Santo Legno della Croce; due croci processionali d’argento del XIV° e XV° secolo; un busto d’argento dorato e sbalzato contenente la testa di S. Salome; un altro busto d’argento contenentearte delle teste dei Santi Giovanni e Paolo (sec. XIV°).
La Chiesa di Santa Salome, anch’essa del duecento, venne riedificata dopo il terremoto del 1350, e nel luogo in cui sorge vennero ritrovati, nel 1209, i resti della Santa, madre degli Apostoli Giacomo il Maggiore e Giovanni l’Evangelista, nonché protettrice della città.
Le absidi sono costruite nella scarpata su cui è eretta la chiesa e le immagini della Santa e dei figli sono opera del Cavalier d’Arpino e di Girolamo Imparato.
Nella basilica superiore il vescovo di Veroli Monsignor Lorenzo Tartagni, agli inizi del ‘700, fece costruire la “Scala Santa”, composta da 12 gradini di marmo.
Per concessione di papa Benedetto XIV°, salendo genuflessi questa scala, si lucra l’indulgenza quotidiana di 100 giorni e, una volta al mese, la stessa indulgenza che Sisto V° concesse alla Scala Santa di S. Giovanni in Laterano a Roma. Nell’undicesimo gradino è racchiusa una reliquia della Croce Santa.
Nell’antico borgo superiore si trova la Chiesa più antica di Veroli, dedicata a sal Leucio, del XI° secolo; le sue dimensioni ridotte e la semplicità dello stile ne fanno uno dei tesori di questa cittadina, ricca di storia, arte e cultura.
Il comune di Veroli comprende nel suo territorio anche l’Abbazia di Casamari, perla dell’architettura gotico-cistercense in Italia. Fondata nel 1005 come cenobio benedettino, passò nel 1140 ai cistercensi, che nel secolo successivo la riedificarono secondo i canoni architettonici dell’Ordine.
Di particolare interesse è la basilica, la sala capitolare ed il museo dell’Abbazia.
Non lontano da Veroli, Prato di Campoli è il punto di partenza per una serie di suggestivi percorsi naturalistici. Si può puntare verso Monte del Passeggio (2064m.) traversando la lunga e boscosa valle di Femminamorta, uno degli angoli più solitari della montagna laziale.
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Alatri
Situata su un colle a 503 mt dominante la valle di Frosinone, l’antica città degli Ernici è tra i centri ciociari più ricchi di storia. Divenne municipio romano nel 306 a.C. rifiutandosi di partecipare alla ribellione della lega contro Roma. Fu chiamata Civitanova e venne riedificata in seguito alle distruzioni dei Goti di Totila. La città contrastò gli assedi di Enrico VI° (1186) e Federico II° (1243). Appartenne alla famiglia Conti e dal 1389 divenne possedimento della Chiesa. Conserva una delle più imponenti cinte murarie di epoca preromana e, per questo, nel corso dei secoli, venne definita come la “città dei ciclopi”. La cinta muraria, risalente al IV° sec. a. C., circonda completamente l’area dell’Acropoli, a cui si accede attraverso due porte: Porta Maggiore coperta da un enorme architrave monolitico e Porta Minore, dove sono scolpiti 3 falli come simbolo apotropaico di fecondità e protezione dell’antica comunità ernica. Sulla spianata, sede dei templi pagani, sorgono oggi l’Episcopio e il Duomo di S. Paolo, dove sono custodite “l’ostia incarnata”, miracolo eucaristico del 1228, e le reliquie di Papa Sisto I°, patrono di Alatri. E’ inoltre uno dei centri culturali più importanti della Provincia ed ospita nel corso dell’anno importanti rassegne musicali e d’arte. Tra gli eventi più rilevanti vanno segnalati la rievocazione storica della Passione di Cristo naturalmente nel periodo pasquale ed il Festival Internazionale del Folklore . Nel centro della cittadina si concentrano i monumenti più importanti:
S. Maria Maggiore
Sorta nel V secolo probabilmente sulle rovine di un vetusto tempio consacrato alla dea Venere. Fu ampliata in epoca romanica e radicalmente ristrutturata nel XIII secolo in accordo con i nuovi indirizzi dell'architettura gotica. Ad esse si deve il nitido disegno della facciata monocuspidata, con le tre porte di accesso e l'originalissimo traforo del rosonoe, riccamente decorato attraverso il costante ricorso al motivo trilobo. L'interno severo ed essenziale, tripartito da una doppia fila di massicci pilastri, su cui si alternano colonne semicircolari, ospita pregevoli esemplari di arte medioevale e rinascimentale. Il gruppo ligneo della Madonna di Costantinopoli; capolavoro dell'arte romanica risalente al XIII secolo da figurazioni policrome della vita di Cristo e della vergine, elaborato secondo un itinerario figurativo tipicamente bizantino. Il trittico del redentore lavoro autografo di Antonio di Alatri raffigurante Cristo benedicente, la Vergine col Bambino e S. Sebastiano, dipinto nella prima meta' del XV sec. con accenti cari all'arte tardogotica di Gentile da Fabriano. Il fonte battesimale; frammento scultoreo raffigurante tre telamoni, modellato nel XIII secolo per sorreggere una colonna candelabro e successivamente trasformato in fonte con l'aggiunta del catino sovrastante.
Fontana Pia
Realizzata nel 1870 su progetto dell'architetto Giuseppe Olivieri fu dedicata a Pio IX in segno di riconoscenza per il cospicuo contributo finanziario elargito alla Citta' per la costruzione di un nuovo acquedotto. Allo stesso architetto appartengono la Fontana Antonini e la Fontana di Porta S. Pietro.
Chiesa S. Francesco
Eretta, insieme al vicino convento, dall'ordine francescano nella seconda meta' del Duecento, conserva ancora oggi, sostanzialmente inalterata, la sola alta fronte, con portale archiacuto e rosone a colonnine radiali. L'interno, trasformato in epoca barocca, preserva oltre ad una ricca suppellettile lignea, una pregevole "Deposizione" di scuola napoletana del Seicento e la preziosa reliquia del mantello di S. Francesco, donato personalmente alla Citta' nel 1222.
Chiesa di S. Silvestro
Eretta tra la fine del X e l'inizio dell'IX secolo ad una sola elegantissima navata, fu nel 1331 ampiamente allargata con l'aggiunta di una ulteriore nave, aperta a sinistra dell'originaria aula romanica. in antico la chiesa era interamente ricoperta di affreschi XII e XV secolo e le pitture di stile troppo diverso dovevano rendere piu' armonioso l'insieme, ora non piu' omogeneo per i molti rifacimenti. Di notevole interesse un piccolo spazio assai basso e imperfetto coperto da volta a crociera, le cui caratteristiche tipologiche hanno tutto il carattere di una cripta sotterranea risalente ad un periodo (IX sec.) assai precedente alla costruzione soprastante.
Palazzo Gottifredo
Nato da nobile famiglia tra la fine del XII e gli inizi del XIII secolo è canonico della cattedrale nel 1229. Venne insignito cardinale del titolo di S. Giorgio al Velabro nel dicembre del 1261 con bolla di Papa Urbano IV. Nel 1264 curò la divisione dei beni tra il vescovo e il capitolo e dettò il nuovo Statuto Capitolare. Nel 1269 aveva la signoria di Ceprano, dopo una serie di acquisti di terre da parte della sua famiglia che continuò negli anni successivi. Presente a Bologna quando la città il 29 luglio 1278 riconobbe con atto solenne il dominio papale. Già rettore nel 1243 della chiesa di S. Stefano nel 1284 la arricchì notevolmente. Nel 1286 venne nominato podestà di Alatri. Il Cardinale Gottifredo era in quegli anni una importante personalità sia in campo politico che religioso. L’inventario della sua eredità, redatto il 31 maggio del 1287, indica l’abbandono della vita terrena nei primi mesi dello stesso anno.
Al trivio tra di Via di S. Francesco, Corso Vittorio Emanuele e Corso Cavour, si erge l’imponente mole di Palazzo Gottifredo, costruito per volontà del cardinale omonimo intorno alla metà del XIII secolo. Si tratta di un complesso costituito da una casa-torre, primitivo nucleo del palazzo, ed un corpo di fabbrica centrale, che segue l’andamento della strada, con un’ulteriore torre di 20 metri a tergo dell’edificio. Lungo Corso Vittorio Emanuele un portale ad arco ogivale, tipicamente gotico, costituisce l’ingresso principale alla torre. Un secondo portale introduce al corpo centrale dell’edificio. Originariamente il palazzo si sviluppava su tre piani con vaste sale che raggiungevano m. 13x20. Il cedimento degli archi in pietra squadrata, che avevano la funzione di rompitratta per le travature in legno, ha causato il crollo delle antiche strutture orizzontali. Sui muri perimetrali si sono addossate altre costruzioni che hanno tra l’altro modificato alcune originarie bifore in aperture architravate. La torre di Palazzo Gottifredo è stata restaurata nel 1930 per essere destinata a sede del Museo Civico, inaugurato nel 1934. Dopo un primo intervento di restauro nel 1972, segue la ristrutturazione degli anni ‘80. Con il solstizio estivo del 1996 il Museo è stato riaperto, destinando il pianterreno a sede della sezione romana.
Grangia di Tecchiena
Si erge sulle pendici del piccolo colle Monticchio, sul quale intorno al sec. XI sorsero per volonta' di Alatri alcune fortificazioni. Concepito come una complessa e articolata architettura residenziale, entro il quale trova posto anche una piccola chiesa dedicata a S. Bartolomeo Apostolo, rappresenta il piu' bell'esempio di architettura settecentesca presente nel territorio alatrino. L'arrivo dei certosini trasformo' la tenuta in vero e proprio granaio per il fabbisogno alimentare della certosa mantenendo in vigore gli antichi statuti che dalla seconda meta' del XIV secolo ne regolavano la vita interna.
Badia di S. Sebastiano
Questo stupendo nucleo architettonico fondato nei primissimi anni del VI secolo dal prefetto delle Gallie Liberio, accolse in origine, sotto la direzione dell'abate e diacono Servando, una delle piu' antiche comunita' cenobitiche d'Occidente, che nel lontano 528 ospito' Benedetto da Norcia durante il suo famoso viaggio da subiaco a Montecassino.
L'antica Regula vitae eremiticae che in questo luogo prescriveva oltre al regime eremitico unito a quello cenobitico la sola vita contemplativa nell'esercizio della carita' evangelica, assunse con il passaggio del Santo gran parte dell'attivismo mistico benedettino, che ne caratterizzo' il progressivo sviluppo fino ai primi anni del nuovo millennio. Successivamente pero', in seguito all'affievolimento della comunita' maschile, l'eremo fu abbandonato e solo nel 1233, dopo una totale ristrutturazione in forme romaniche, fu nuovamente ripopolato dall'ordine delle Damianite di santa Chiara che vi dimoro' fino al 1442. Inglobato dalla mensa capitolare di Alatri nel XV secolo, divenne commenda e poi cappellania, fino a quando, dopo essere stato concesso da Pio IX in enfiteusi fu nel 1908 definitivamente affrancato, passando a proprieta' privata.
Anagni
La città santa degli Ernici, fondata circa 3.000 anni or sono dalle popolazioni provenienti dall’Asia Minore e dalla Grecia, è posta su uno sperone dei Monti Ernici a 424 metri di altitudine. Fu definita dallo storico tedesco Gregorovius “una delle più belle terrazze d’Europa”. Anagni fu alla guida di una federazione di città, fra le quali Ferentino, Alatri, Veroli, che, in alleanza con le altre popolazioni limitrofe, i Volsci e gli Equi, tentò di arginare, senza riuscirci (306 a.C), l’espansionismo della nascente potenza di Roma.. La sua felice posizione geografica determinò nel corso dei secoli la sua rinascita come centro culturale, religioso, politico. Cicerone, Marco Aurelio, Commodo, Caracalla, Lucio Settimio Severo, i grandi dell’antica Roma, la scelsero come loro residenza. Ad Anagni vennero emanate Bolle papali, vennero strette alleanze decisive per le sorti della potenza della Chiesa, vennero lanciate tremende scomuniche contro i potenti dell’epoca, come Federico Barbarossa. Il titolo “città dei Papi” le deriva dall’aver dato i natali a ben quattro pontefici: Innocenzo III°, Gregorio IX°, Alessandro IV°, Bonifacio VIII°. La Cattedrale di Anagni è uno dei più bei complessi architettonici medievali d’Italia; venne iniziata nel 1072 e portata a termine nel 1104., nello stile romanico-lombardo, ma con molti elementi in stile gotico antico e bizantino. L’interno è a tre navate, sorrette da otto pilastri e quattro colonne, e qui i maestri Cosmati ed il Vassalletto hanno lasciato i loro capolavori: il bellissimo pavimento del maestro Cosma, la sedia episcopale, il candelabro tortile. A metà navata laterale si aprono due cancelli di ingresso alla Cripta, definita “la Cappella Sistina del Medio Evo” dove si può ammirare uno dei documenti pittorici più importanti fra quelli esistenti in Italia, risalente a ben 60 anni prima dei grandi cicli di affreschi del Giotto nelle Chiese di Assisi e di Padova.. Le storie pittoriche rappresentate sulle pareti e sulle volte comprendono tutto lo scibile della filosofia e della cultura medievale. Il Palazzo di Bonifacio VIII°, vicinissimo alla Cattedrale, risale al secolo XI° ed è stato teatro di importanti avvenimenti: nel 1230 Gregorio IX° vi ospitò Federico II° di Svevia, re di Napoli e di Sicilia e imperatore del Sacro Romano Impero, per suggellare la pace di San Germano che poneva fine all’aspra lotta tra il potere della Chiesa e quello dell’Impero; nel 1303 gli emissari del re di Francia Filippo il Bello, Guglielmo Nogaret e Sciarra Colonna, penetrarono nel palazzo dove risiedeva il Papa e in una delle sale avvenne il famoso affronto dello schiaffo al pontefice. Il Palazzo Comunale, costruito negli anni 1160-1163 su progetto dell’architetto Jacopo da Iseo, viene considerato un vero gioiello dell’arte civile medievale; venne realizzato con un’idea molto originale, con una ardita fuga di grandi arcate a tutto sesto sulle quali poggia la struttura della grande “sala della ragione”, illuminata da una serie di finestre a bifora e trifora. Altri pregevoli monumenti da visitare sono la ”Casa Barnekow”, magnifico esempio di architettura duecentesca, le Chiese di S. Andrea, di S. Pietro in Vineis, dell’Annunziata ed i resti delle antiche fortificazioni romane di epoca repubblicana, le Mura Serviane o “Arcazzi Romani”. La località ospita ormai da anni il Festival Musicale Internazionale Ernico Simbruino, che tocca anche altri importanti centri della Provincia, con l’esibizione di artisti ed orchestre di fama internazionale, ed il Festival del Teatro Medievale e Rinascimentale.
Vico nel Lazio
La cittadina, ai piedi del massiccio della Monna, presenta ancora intatta la cinta muraria medievale del IX secolo, arricchita da 24 torri merlate, quasi tutte intatte e da quattro porte di accesso. Il magnifico palazzo del Governatore, nel centro del Paese, con una bella scalinata di accesso, un portico e finestre a bifora. Qui vi risiedeva il rappresentante del principe feudatario e per un lungo periodo l’abitazione estiva dei principi Colonna. Di fronte alla porta settentrionale della cittadina sorge l’antica “grangia” produttiva di Trisulti, di grande importanza per il sostentamento della comunità monastica. Interessanti, la Chiesa di San Michele dove è custodito un mosaico bizantino del X sec., una croce in legno e madreperla portata via da Gerusalemme, ed una tela ad olio del XVII° sec., la Chiesa di Santa Maria con un singolare campanile a vela, ricca di affreschi del XVII° sec. ed una stupenda cripta romana, la Chiesa di San Giorgio, poco oltre la porta a “monte” , dove si possono ammirare due portali architravati a forma di edicola triangolare con resti di affreschi e l’interno, in pietra a vista, con alcune pitture ed un antico gonfalone. Vico è base di partenza per escursioni alla Certosa di Trisulti ed ai monti circostanti.
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